La mafia uccide, il silenzio pure. Gli invisibili ammazzati dalla mafia e dall’indifferenza

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Una mostra fotografica dei luoghi di morte di Palermo, dove la mafia si incontra per strada. Una scelta forte e decisa che vuole ricordare quei luoghi diventati maledetti perché lì uomini, donne e bambini – a volte dimenticati – sono stati uccisi da altri uomini senza speranza e senza timori.

Dopo aver esordito nel 2014 a Palermo e aver toccato negli anni molti luoghi della Sicilia e dell’Italia intera, l’esposizione fotografica di Lavinia Caminiti, realizzata con la preziosa
collaborazione del Procuratore della Repubblica Fernando Asaro, giunge a Roma, in uno dei luoghi più significativi della città, per una tappa fondamentale del suo lungo viaggio. I
cittadini romani e non solo avranno l’opportunità, così, di avvicinarsi all’enorme lavoro di indagine svolto dalla Caminiti che, in una sorta di itinerario della memoria, racconta i delitti
di mafia avvenuti nella sua Sicilia e nel resto d’Italia attraverso le immagini odierne dei luoghi in cui si sono consumate quelle tragedie. Gli scatti dimostrano, però, come la vita quotidiana abbia in parte occultato il valore di quei luoghi, con la gente che spesso percorre con indifferenza quegli angoli, quelle strade, quelle vie, senza accorgersi dei segni delle ferite ancora aperte. Un’indifferenza che diventa quasi cinismo davanti agli sfregi di luoghi privi di qualsiasi riferimento alla memoria: con targhe cancellate, lapidi divelte o, peggio ancora, nascoste da bancarelle, immondizia o decorazioni natalizie.
È per questo che Lavinia Caminiti tenta di risvegliare la coscienza del visitatore mettendo a confronto le immagini attuali di quei luoghi con le foto e gli articoli di stampa realizzati immediatamente dopo i tragici eventi. Le tracce del sangue lungo quelle strade diventano per la Caminiti i segni di una virtuale mappa del terrore, da ricostruire con rigore e sensibilità. Nonostante ritraggano luoghi dalla normalità quasi sconvolgente, gli scatti di Lavinia Caminiti riescono ugualmente a farci tornare con la mente alle barbare esecuzioni del passato.

L’indagine fotografica termina con le odierne immagini di quei luoghi simbolo in cui, nella tragica annata stragista del 1993, la mafia decise di sferrare il suo tremendo attacco allo Stato attraverso gli attentati dinamitardi, e purtroppo ancora sanguinari, di Roma, alla Basilica di San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro (27 – 28 luglio), di via Palestro a Milano (27 luglio) e di via dei Georgofili a Firenze (28 maggio).

A conclusione della mostra, infine, un’ultima sezione dal titolo Le Rose Spezzate, fortemente voluta dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) su proposta dalla Procura della Repubblica di Tivoli e del suo Procuratore Francesco Menditto e curata da Lavinia Caminiti. Il titolo è tratto dal manifesto simbolo dell’ANM, che ritrae delle rose spezzate in due parti con accanto i nomi dei 28 magistrati assassinati dalla mafia, dal terrorismo e per causa di servizio. Grazie alla gentile concessione dei familiari delle vittime, Lavinia Caminiti completa questa lista con una galleria fotografica dei magistrati ripresi durante le scene di vita quotidiana.

Mostra promossa da Roma Capitale in occasione del trentennale degli omicidi dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.


Informazioni
  • Attività: Mostre
  • Dal: 07/11/2022
  • Al: 30/11/2022
  • Sede: Piazza del Campidoglio, 1
  • Biglietto: gratuito
  • Informazioni: Tel. 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00)
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